giovedì 18 aprile 2013

Il Nanetto



Torno stanca a casa, la notte. Sono sola, in compagnia di un nanetto brufoloso e sporco che ride di me quando cala il buio. L'oscurità silenziosa della camera da letto, mi fa sudare freddo. 
Sono allarmata dalla follia omicida del Nanetto. Mi fa sentire in colpa, per tutto ciò che attorno a me lascio che si deteriori. Sto mollando, non ho più una mia luna, non ho idee per tirare serenamente avanti, tutto ciò che tocco sembrava andare a farsi fottere.
Non sono più io, siamo in due adesso: io e il Nanetto.
Ci sto sempre più stretta dentro di me, e dentro questa storia, e dentro questa città: ma non sono Wondewoman, e non ho superpoteri per cambiare identità.
Non voglio farmi da parte, ma il Nanetto è schizofrenico: ha un ghigno omicida. Forse devo accontentarmi di essere sola, col mio lavoro precario, le cene con poche amiche sfigate e le ricorrenze con i parenti.
Metto le pantofole e sciolgo i capelli. Accendo la luce in bagno: la solitudine è un nanetto brufoli e sporcizia.
Forse non è questa la mia vita, ma è comunque una vita.

martedì 16 aprile 2013

Loro Dormono


E intanto loro dormono.
Avevo bisogno di pensare, di pensare a qualcosa. Necessitavo di pensieri notturni. Penso alla sigaretta che fuma da sola, in pochi minuti, nel posacenere. Non mi soddisfa, questo pensiero. Penso alla finestra aperta, non entra un filo d'aria, come se fosse chiusa. Pensiero inutile, anche questo. La chitarra sonnecchia spanciata sulla poltrona, il plettro incastrato tra quinta e sesta corda: sembra mettersi le dita nel naso. Pensiero stupido. Il solito camion della monnezza che spacca i coglioni: magari si portasse via un po' dei miei pensieri, quelli tossici, in una discarica abusiva. Pensiero da buttare, nella differenziata.
Le lancette girano, e anche stavolta sono qua: le 3 di notte, solo, al buio.
Ecco un pensiero utile, parole interscambiabili:
le 3, la notte, solo, al buio
3 buie notti sole
3 sole notti buie
buio solo notti 3...
E intanto loro dormono.

lunedì 15 aprile 2013

Lupi e Cappuccette



Niente donne che entrino nel mio mondo lupo come Cappuccettorosse.  Tutte smaniose di essere lupe, senza capire che il loro ruolo è cappuccettare. Mi scavano dentro con le mani nude corredate di unghie lunghe smaltate multicolor. Sono sbiadite ma pittate, entrano a gruppi informi e vanno via solitarie. Impazziscono nelle immagini del mio passato, le ritrovo rannicchiate dentro troppe domande.
Hanno un desiderio ossessivo di calore, movimenti appesantiti dai cardigans di lana grezza. L’odore freddo del metallo non le eccita: le faccio inspirare a pieni polmoni, aria fresca aria pura, metto la canna in bocca e il dito sul grilletto. Canna in bocca, dito/bocca grilletto/canna. Loro fissano il neon sbiancato sul mio soffitto stonacato, e senza criterio restano ferme terrorizzate. Che c'è da spaventarsi così? Sono emozioni nuove di zecca, mai provate prima, dovrebbero ringraziarmi. L’onnipotenza della pistola saggia le tonsille e dà anche un responso medico: infiammate. Le tolgo dal loro Nulla per proiettarle in una fiaba adrenalinica.
Mi prendono in trappola, queste cappuccetterosse, coi loro modi di sorridere, con la pelle liscia e bianca, con quel lasciarmi tracimare la voglia di scoparmele; e poi... il sudore, aaaahhhh, quanto mi eccita quell'odore tosto che si ficca nelle narici e mi arriva giugiù fino all'ombelico. Non ho palle abbastanza per sedurle, non sono vero, sono un burattino con la faccia grinzosa di Lucignolo. Sono  lascivo, morboso dei loro capricci; metto in pausa una due tre volte il mio cervello per trattenermi dal commettere errori. Ho tutta la lucidità necessaria per prendermi i loro ultimi minuti con la forza. No, poi non voglio scappare via, questo posto solare mi piace, non è il solito fottuto game buio e tetro. Io gioco alla luce, sbanco tutto e inscrivo il mio nome nella topten dei lupi più forti di tutti i tempi, cazzo.
Cappuccette, e anche Nonne, non potete staccarmi la spina.

sabato 13 aprile 2013

Prosecco Caldo



C'ho creduto fino alla fine che saresti venuta.
Sei sfuggente, sgusciante. Te ne stai lì, affacciata alla tua finestra, senza sporgerti mai. Non lasci intravedere spiragli, al telefono ti eclissi dopo un po'. Non verrai mai a bere un prosecco con me, compirò gli anni da solo in questo bar. Non c'è il mare qui, ma a ben immaginare, se vuoi se puoi, posso disegnartelo io. Forse hai bisogno di sollecitazioni, magari ti basta un sms di notte, o un piccione viaggiatore. Forse meriteresti che io sparissi, già da domani: ti dispiacerebbe, lo so, ma il tuo Mondo si riapproprierebbe di te. La lotta è impari, e non ti sogni neanche di sottovalutarmi. Ma se non vieni giù non potrò dimostrarti di cosa è capace il mio sguardo, né di quanto voglio c'è in un mio abbraccio. Sto solo arrampicandomi sugli specchi, lo so: il prosecco che avevo ordinato per te è ormai caldo: stasera mi hai freddato.

Bluff


Il cielo era irridente, uno di quei cieli mai visti, di cui senti parlare nelle canzoni. Ero al bancone senza fare alcuna mossa, a vegetare nel mio destino pilotato. I pochi figuri intorno erano giovani cowboys calati in quel sarcofago a bere rum al suono rancido di uno swing.
Lei mi avrebbe sorriso alla sua maniera anche quella sera, la mia anima si sarebbe sforzata ancora una volta di resistere a quel bluff. Avrei sorseggiato la mia cocacola, senza pensare a nulla, per poi diventare invisibile e sgusciare via senza dare nell'occhio.
Respirai forte la notte con un tiro solo.
Ingoiai saliva con difficoltà. La mia follia mi suscitava una voglia ben celata di prenderla e sfondargli quel suo musetto da fighetta snob. Ero dentro una realtà forzata, dentro notti troppo strette.
Mi schiacciai verso il bancone e mi accarezzai tra le gambe, come a volermi sparare una sega. Gli occhi dilatati, quasi eccitati. Schioccai un bacio salivoso nell'aria, verso di lei.
- Vattene a dormire nonno, niente bacetto della buonanotte... 
Troia...
Rimasi in uno stato ipnotico per lunghi minuti: poi uscii in fretta.

sabato 6 aprile 2013

Nausea Alla Sartre


Immobilità, segno evidente di un qualcosa di imminente. Primaoppoi ti aspetti uno scoppio tra le mani, incapace di gestire una situazione con la miccia accesa.
Sono giorni che la pedino. Ho voglia di fottermela. Devo buttarle addosso quel qualcosa che la terrorizzerebbe a tal punto da farle capire che il posto giusto per lei è un altro mondo lontano dal mio. Voglio vederla scomparire nel nulla, spaesata e disossata come un pezzo di carne.
Canto vittoria prima del tempo, quella è una stronza: mi fotterà lei. Mi riderà in faccia, godrà della disfatta mentre io scivolerò inconsapevolmente tra le sue braccia.
L’aspetto deciso, dietro l’angolo vicino all’ingresso della notte. A quest’ora si farà viva, ormai conosco i suoi orari: è schematica. Visualizzo il buio in tutte le direzioni, ansioso, con le mie pillole pronte a violentarmi lo stomaco. La tensione è tutta infilata nella cintura dei pantaloni, sotto la camicia, sotto le palle. Spengo con una pasticca un attacco di panico che mi sta assalendo piano.
Non le vado incontro, ansimo sudato, la canna della pistola che mi gratta la pancia.
Eccola...
Un bacio mozzafiato sulle labbra, la lascio interdetta: quando ti puntano un cannone addosso e poi ti mollano un bacio da porno star, smack!, pensi di avere a che fare con uno psicopatico, pensi...
E quando hai a che fare con uno psicopatico devi
As-se-con-dar-lo.
Smack!
Eccola qui anche stanotte, la mia Nausea alla Sartre.

Cose Odiose


  1. La famiglia, ma non quella di Cosa Nostra: la famiglia quella numerosa, con zie e cognati e pronipoti dall'Australia, tutti riuniti per la Santa Festa, tutti che parlano in dialetto, tutti che recitano a braccio sotto indicazioni sapienti di Zi' Pasquale
  2. I promessi sposi, ma non il testo classico: gli sposi promessi in senso consumistic/laico, quelli che che si affannano ad arrivare al matrimonio e segnarlo come punto d'arrivo (mai di partenza)
  3. Quelli che pensano che a te le cose non succedono: succedono tutte a loro, catastrofi e sfortune, che ne puoi sapere tu
  4. quelli che si vantano di essere di: Napoli, o di Roma, o di un'appartenenza politica, religiosa, quelli tipo io sono fiero di essere, quelli che appaiono e più appaiono più scompaiono
  5. quelli sgrammaticati, che a stento azzeccano due congiuntivi, ma per darsi arie sparano i briffing i marketting, certi balbuzienti che neanche dopo 30 anni di scuola capirebbero la differenza tra il latino (lingua) e il latin (tendenza musico danzofila)
  6. quelli che pensano che la fortuna abbia la F maiuscola: invece è minuscola
  7. quelli che pensano sempre al passato, e parlano di futuro, e si scordano del presente; e anche del qui presente
  8. quelli che si sentono degli figli di puttana, con accezione positiva, quando in realtà sono figli di una vera e propria puttana da strada

I più odiosi di tutti restano, comunque, quelli che si arrogano il diritto di giudicare gli altri: e magari di scriverlo, addirittura, su un blog...