mercoledì 7 dicembre 2011

Cervaro Bridge Jumping.3


Prego solo Dio di non volermene. Non avrei voluto farlo, eppure lo sapevo che sarebbe finita così,
da coglioni...
C'è un senso di liberazione adesso dentro di me. Erano quattro mesi che li seguivo, che li spiavo. Sono le quattro del mattino. Le quattro e trentasei. E' un novembre scarso a freddume, solo vento rompipalle. Non ho avuto dubbi nel freddarli. Non ho avuto paura. Avevo un'idea sola nella testa che mi faceva impazzire. L'ultimo pedinamento nel buio. In questa notte che si è appena sgonfiata. Non ho il timore che Dio mi possa giudicare male, posso riprendere a volermi bene. Anche se, ormai...
Non ho più paura di me adesso, sai Dio?, mi senti? Non devi rimproverarmi di nulla, affacciati un attimo, e vieni a dirmi che non sono più un coglione, il loro coglione... Il vuoto è sotto di me, ma me lo sento addosso. In bilico sul Ponte. Sotto, il torrente che scorre. E' solo acqua, e continuerà ad esserlo. Fondale basso. 
Mi mancava l'aria. Mi mancava lei, sempre di più. E quel suo darsi solo a lui non mi lasciava vivere, non mi lasciava alternative. Non avrei dovuto farlo.
Dio mi ascolti?
Le avrei dato tutto, ma lei mi evitava per finire di nascosto tra le sue braccia. Non dirmi anche tu che sono un coglione: Dio, ci sei?
Non avrebbero dovuto farsi beccare in flagrante, abbracciati in macchina, al buio. Non avrebbero dovuto farmi così fesso. Lei non era più mia, e allora non era di nessuno. Mi hanno coglionato fin dall'inizio. E ora son rimasti laggiù al buio, in un lago di sangue. 
Ho le punte dei piedi già oltre il parapetto, pronte a spiccare il salto. I pensieri scoppiati a bruciapelo, la mente libera dall'ossessione. In equilibrio precario, sul cornicione del ponte, rivedo le loro espressioni prima degli spari in faccia. Quel terrore immenso. 
E adesso mi toglierò di mezzo. Sarà un attimo, uno solo, non volevo. Non avrei dovuto.
Non riuscivo più a dormire, e devo saltare adesso, ti vengo a trovare Dio... Ah già, la Browning la lascio qui, potresti offenderti...



martedì 6 dicembre 2011

Cervaro Bridge Jumping. 2

" Ti prego solo di... non volermene... io... io avrei voluto...”

Non dirlo... Non saltare... ti prego...”

Non avrei dovuto... lo sapevo, eppure... sono un coglione...”

C'è il vuoto dentro di me. Da quattro mesi non respiro. Sono le quattro del mattino. Le quattro e trentasei. E' un autunno stronzo. Non ho freddo. Non ho paura. Avevo un sole e un'estate dentro. Vento e buio. La notte è appannata, se n'è stata tutto il tempo appiccicata sul parabrezza. Non ho paura, non mi voglio bene così tanto. Ormai.

Non ho più paura... adesso, sai?”

Non dirmi così... Non devi dirmi nulla... scendi... ti prego...”

Non ho più paura a... sentirmi coglione...”

Il vuoto è sotto di me, ma me lo sento addosso. In bilico sul Ponte. Sotto, il torrente che scorre. E' solo acqua, e continuerà ad esserlo. Fondale basso. Mi mancava l'aria. adesso mi manca lei. Sempre di più. E questa assenza non mi lascia vivere. Non avrei dovuto farlo.

Non avrei dovuto... farti niente...”

Non mi hai fatto niente... mi hai dato... tutto...”

Dimmi che non... avrei dovuto... dimmi che... sono un coglione...”

Non avrei dovuto mandarti questi messaggi. Non avrei dovuto mandarti questi segnali. Tu non sei mia. Tu sei solo tua. Sei sempre stata solo tua, fin dall'inizio. E adesso sei qui. E voglio morire, almeno questa volta. Il vuoto è dentro. Peggio, è sotto di me.

Tu non sei...mai stata mia...”

Non puoi dirlo... questo... scendi... fallo per me...”

Almeno questo... lascia che lo faccia per me... da coglione...”

Le punte dei piedi già oltre il parapetto. Le mani pronte a spingersi. I pensieri legati con una pietra al collo. La mente libera, pronta per il salto. In equilibrio precario, sul cornicione del ponte. Tu che cerchi di guardarmi in faccia. Tu che sei il mio immenso, e adesso mi toglierò di mezzo. Sarà un attimo. Uno solo. Non volevo. Non avrei dovuto.

Io avrei voluto... ma non sono riuscito neanche... con te... io...”

Non saltare...”

Non avvicinarti... non devi... non voglio...”

Non saltare... non... farlo...”

E' un attimo.

Salto.

Di più...

Jazz

Lei mi piace per quella sua aria meditativa, quell’innocenza giovane di chi non giudica. La situazione che non si crea tra noi sa di jazz non improvvisato, di casualità voluta, di movimenti non studiati. Sono uno stupido tenace, incapace di vincere il mio freddo, incapace di fare calcoli. 
Lascio che sia il caso a dare le carte, quando le lunghe pause di interminabile silenzio mi fissano dentro un bicchiere di vino rosso. Lei ha una dolcezza francese, la erre moscia e un profumo intellettuale, una bellezza improvvisa di corpo senza fiato.
Lancio occhiate nell’intorno, senza alzare la testa. Sprofondo nella calura e mi piego a riccio, quasi in posizione fetale: vorrei tornare piccolissimo per rientrare nell’utero di mia madre.
Ne avrei urgentemente bisogno.

lunedì 5 dicembre 2011

Aspetto



Aspetto.
Quando aspetti ti chiedi perché aspetti. Sullo sfondo la cattedrale e le luci dei lampioni che disegnano una cornice surreale. E il caldo, un caldo pesante come quest’attesa.
Aspetto,
Devo chiudere i conti, l'attesa dolciastra mi fa sudare.
Seduto al tavolino del bar, il più squallido di tutta la Piazza. 
Aspetto.
E' un brutto sogno questo, più mi guardo attorno e più mi sembra un sogno fatto di odori dolciastri. Mi sento in apnea, vorrei svegliarmi ma sono già sveglio, vorrei dormire ma sto già sognando. 
Aspetto.
E' un brutto sogno questo, brutto anche il tavolino del bar. Il cameriere sta annoiato dietro al bancone, smanetta col cellulare. Ho uno sguardo dilatato dal caldo e un sorriso inacidito.
Aspetto.
Mi gratto la tempia, mi gira la testa.
Ho bisogno di pillole.
La aspetto.

Zucchero di Kanna.2


Alle piùomeno dieci ci vediamo con Nic al Puzzo, il pub che è il nostro campobase. E’ importante avere un punto di ritrovo serale, una sede consiliare dove poter incontrare tutti e nessuno. Ci troviamo Maria A Pacc, così denominata perché ride scherza senza limiti eppoi tutto d’un tratto si deprime. Di questi tempi la depressione va molto di moda nell'ambito Puzziano.

Io e Nic beviamo, tanto per cambiare, che dopo la baldoria di stanotte mo’ che t’aspetti? In dieci minuti esattesatti stiamo mezzi imbriachi e ridiamo come imbecilli e barcolliamo tutti storti. Maria A Pacc non vorrebbe che ci combiniamo così, lei è una che non sempre si lascia andare alla devastazione etilica. Ma stasera si alcolizza pure lei, tanto per entrare in sintonia: dieci minuti esattesatti e sta peggio di noi, ride come un’idiota e barcolla tutta storta: tra non molto si deprimerà.

Mezz’ora dopo abbandoniamo il Puzzo e entriamo sull’autostrada, con la machina, è ovvio. La crisi post alcolica è al top, per cui la voglia di scappare via da ‘sta città del cazzo è forte. Siamo sempre convinti che se c’è una città al mondo ad essere inutile quella è la nostra. Chissà quanti altri cristi pensano l'istessa cosa del posto in cui vivono. Ma poi, a noi, chi ci costringe a restare qua?

Entriamo sulla A14 ovviamente in direzione nord. Quando imbocchiamo la A14 ci viene d’istinto dirigerci verso nord, perché a Nord c'è l'Europa intera, e per noi che ce ne stiamo buttati qua al sud, nella morìa, l’Europa è come un miraggio irraggiungibile, è l’idea fine a se stessa di libertà. Maria A Pacc cazzeggia da sola sul sedile di dietro, io reggo a malapena Nic che, seduto, ogni tanto si affloscia sul volante.

Alla prima area di servizio, dopo un totale di dieci undici chilometri percorsi, benzina che lampeggia a riserva, Nic mette la freccia, titic e titac e entra. Ci infiliamo nel bar, facciamo una colletta tra di noi e compriamo una bottiglia di spumante scadente, di quelli che vendono pure alle bancarelle di Piazza Giordano in periodo natalizio. Il bar è deserto, il barman ci guarda storto. Facciamo il nostro grande acquisto e, bottiglia alla mano, fuggiamo fuori. Tutti contenti stappiamo e facciamo schizzare lo spumante da tutte le parti. Cin cin!

Ci sbrodoliamo di spuma scadente, alle quattro di mattina. Poi Nic si decide a rimettere in moto la carriola. Maria A Pacc ormai collassata ronfa alla grande, io ho vomitato pure gesucristo ed ho due occhi rossi come peperoni.

-‘Ndò vado?- dice Nic con la voce impastata di saliva.

- A casa coglione, dove cazzo vuoi andare?




Voglio Chattare


Voglio chattare voglio chattare voglio chattare e voglio schiattare di caldo...
Dipende, dipende, ma da che dipende?, non lo so, da qualcosa dipende. Sono spaventato, come sto adesso?, sono spaventato, ma da che dipende?, voglio chattare, ma dipende, ne sono spaventato. Ci vuole qualcosa di soft, voglio chattare soft, ma dipende, soffoco, sono spaventato, uno spavento soft, ma da che dipende?, da come sto adesso, voglio chattare e sono spaventato. Non c’è connessione, da questo dipende, voglio chattare, ma sono spavantato, stretto in una morsa, schiattare di caldo, un caldo soft, in chat, come stao, come sto adesso? Rivoglio i miei colori, da che dipende?, non sono in chat, soffoco, voglio chattare, come sto adesso?, qual è lo stato d'animo?, meglio soft, soffoco, meglio un soffocotto, sono cotto, voglio colore, voglio calore, voglio chattare, da che dipende? Dipende tipo che sono black, dipende dall'anima, schiatto dal caldo, da che dipende questo caldo?, caldo black caldo soft caldo soul, senza te, senza thè, con questo caldo, voglio chattare, nei colori, sono spaventato...
Come sto adesso?


domenica 4 dicembre 2011

Il Varco


Il Varco si apre quando ti ripeti tutti i giorni che in fondo questa è una vita

Il Varco si apre quando la notte ti diventa aliena e sai che non smetterà mai

Il Varco si apre quando Lei scivola in una toccata e fuga

Il Varco si apre quando l'attesa diventa inutile e le due anime si sporcano

Il Varco si apre quando il giorno è sguaiato e non fa più sconti

Il Varco si apre quando il tuo Io diventa poco plausibile e si vende per poco

Il Varco si apre quando ascolti Jeremy e ti sembra che non abbia parlato

Il Varco si apre quando vive un flash back senza colonne sonore

Il Varco si apre quando finisci per caso dentro di te

Il Varco si apre quando Lei vai e tu dici E io?

Il Varco si apre quando non c'è destinazione precisa, un nonsodove, un nonsocome

Il Varco si apre quando i minuti sono imprendibili e i secondi non son secondi a niente

Il Varco si apre quando ti sei perso nei quando e nei perché

Il Varco si apre quando la luce diventa chiara ma ferita

Il varco si apre quando la tua rabbia comincia a parlare da sola

Il Varco si apre quando ascolti Jeremy e ti sembra che non parlerà più

Il Varco si apre quando tu che hai in testa un La minore te lo ritrovi maggiore e di settima

Il Varco si apre quando la tua ironia si fa laconica o anche si fa mibemolle

Il Varco si apre quando sei in finale ma perdi 3-4 nei minuti di recupero

Il Varco si apre quando sei confuso e questo ti confonde

Il Varco si apre quando erutti come un vulcano ma anche quando rutti

Il Varco si apre quando sei in due circondato da mille

Il Varco si apre quando le tue idee le hai stese al sole ad asciugare

Il Varco si apre quando un stacco di batteria non prelude a nessun fraseggio

Il Varco non si chiude più.