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martedì 10 aprile 2012

Un Qualcuno


Seduto al tavolino del bar, fisso il vuoto. A stento mi sento un Qualcuno. Perdo tempo a calcolare l'inizio e la fine di ogni mio sguardo. Sorseggio l'ennesimo bicchiere di gin liscio, lo porto all’altezza degli occhi: guardo attraverso. Vedo lei, attraverso il bianco liquido. L’immagine è deformata: adesso è piccolissima, poi è sull'orizzonte, sotto di me. I suoi contorni sono evanescenti, vorrei mettermi nudo e tuffarmi nel bicchiere.

Se potessi la berrei.

Lei parla e sorride, al tavolino del bar di fronte. Deglutisco, mi lascio scivolare giù giù nella mia anima. Faccio rafting attraverso l’esofago, termino la corsa nel punto più morto di me.

Se sapessi farlo canterei...


domenica 8 aprile 2012

Effetto Danicol


Il punto è che a un certo qualpunto della tua vita sei esattamente a un certo qualpunto. Hai bisogno di una scossa, di elettrizzare un attimo il cervello, quel cervello appannato dalla quotidianità e dalla routine e dal ripetersi degli eventi non emozionali. 
A un certo qualpunto della tua qualvita, ti può accadere di affannarti per qualcuna in maniera eccessiva, una qualcuna che ti sembra calata direttamente dal paradiso. E così ti perdi dentro sensazioni da tempo assenti, questa qualcuna ti scuote in maniera forte, esattamente come quando avevi vent'anni. E ci godi in queste “nuove” sensazioni sensazionali adolescenziali: ti sembra di tornare indietro nel tempo, ti senti perso come un ragazzino e ti chiedi perché non riesci più a prendere decisioni lucide.
Poi incontri un'altra qualcuna, quella tua amica che da anni non vedevi, proprio lei. Te la ritrovi all'improvviso davanti, per niente cambiata, sempre fighetta e simpatichetta, sempre piaciona e languidona. Proprio lei, quella che all'epoca ti moriva dietro e tu la lasciavi morire, quella che ci provava e tu duro non mollavi. Proprio lei, dopo anni, per nulla cambiata. E ti rendi conto che le “nuove” sensazioni sensazional/adolescenziali sono ripartite in quarta.
Ma allora, ti dici, non sono Loro, le Qualcune, a provocarti, soggettivamente, molesti brividi acne/ormonali: no, sei TU, a questo qualpunto della tua qualvita, quello oggettivamente bacato...

Testa o Croce


Ho addosso una sensazione avvilente di fiacchezza, un’apatia che erode i pensieri sani fino al cuore. Sul balcone della mia camera, seduto a guardare mentre il sole va giù, inseguendo qualcosa che non sai neanche tu, i brividi i brividi che senti salire…. Tramonto rossoconfuso e strade ingolfate di auto strombazzamenti rombi di motosauri. Voci impastate nell’aria, la solita aria che si dà delle arie, un caldo ufff…

Neanche la brutale doccia fredda di dieci minuti fa è riuscita a rinvigorirmi, anzi, mi sento più congestionato di prima. Tutto il caos degenerato dei miei pensieri neri è tre metri esatti sopra di me: lei, nella sua stanza, forse nuda e sdraiata sul letto. La avverto appena, la percepisco sulla pelle, mentre un solo pensiero mi sfianca: questa notte...

Vorrei di colpo essere nella folla del mio silenzio, lasciarmi trastullare tra emozioni ondeggianti lunghe un’eternità. Sono fuori dimensione, perfida volontà morta nei miei bisogni. Rimpiango la mia fottutissima verde età artificiale, le lucineon dell'adolescenza sgargiante e gli scooter che ti passavano sui piedi. Ho bisogno di troie senza ritegno né pudore, so che ci sono, una è quassù, a tre metri. Guardo il biglietto, lo rigiro tra le dita un altro quarto d’ora venti minuti venticinque: una notte, un'orario segnato a penna.

Con questo caldo, ufff…

Una soluzione rapida, ecco, ci vuole una decisione ponderata valutata in ogni suo risvolto: i pro i contro, salire non salire, lasciare nulla al caso, valutare rischi pericoli, sperare che questo bilgietto sia vero fino in fondo, la mente lucida fredda o malata di lei, se lei l'ha scritto. La mano mancina nelle tasche, meglio la moneta da cinquanta centesimi o da un euro? Da un euro: la lancio per aria, la blocco schioccando sul dorso della mano destra. Socchiudo gliocchi e ho un lungo brivido sul collo:

croce…

Fa caldo, ffff...

sabato 11 febbraio 2012

Crepe


Scende la neve, ha un suono mio, in Mi bemolle. Entro nell'auto, mi ci acquatto, freddo infame. Infilo una vecchia cassetta dei Tygers of Pan Tang, residuato bellico degli Eighties. L'autoradio ulula congelato più di me. Sono spompato, testosterone a zero. Ho male alla spalla sinistra, è una tendinite apprensiva.

Vado lento, le strade sono ghiacciate. Faccio due giri alla rotatoria di Piazza Dogana, giro giro come una danza di morte. La neve non si ferma, e non cambia tonalità. Sbuffo la mia alitosi sulle mani congelate. Mi sento un coniglio scuoiato. Il fumo della sigarette imbastardisce l'abitacolo. Non è retorica. Sono solo, perfetto nella mia solitudine, e stralunato senza lune: parlo con me stesso mentre guido.

In giro nessuno, bingo. Nel buio solo tre anime, guaglionastri gelatinati con l'aria di periferia candelarese. Non c'è la tintarella di luna, ma uno scazzo potente sì. Questa notte non fa per me, è così fredda che allarga le crepe della mia anima.

Parcheggio, vado a piedi sotto la neve.

In Mi bemolle.


Mi sento come un cazzo, dentro questa notte che è un assegno in bianco. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come funziona l'anima, dovrebbe fornirmi istruzioni per l'uso. I locali son tutti chiusi, sono le tre. Vagabondo che son io, tra i palazzi e i vicoli antichi della città. I Tre Archi che sanno di muffa e pensieri in fila indiana per uscire piano dalla testa. Grande invenzione il tabacco, ci sono momenti in cui puoi comodamente iniettare veleno dentro di te. Quindici minuti fermo al Piano delle Fosse, la neve che mi sgrammatica le parole. In questo Horror Show non trovo ancora la giusta collocazione.

- Cazzo fai in giro a quest'ora?

Lei è alta, jeansata sotto il cappotto scuro, capello nero e fluido, bella sotto il berretto di lana. Le sue parole tremano, di freddo, di un vento freddo dell'Est.

  • Aspetto... - dico io

  • Sei fatto?

  • E tu chi aspetti?

Questo angelo divino scoppia a ridere, di gusto. Scuote la testa e si sistema il berretto.

  • Non vorrei ma devo...

  • E' tutta la notte che vago... ho freddo...

L'angelo della notte ride ancora, ancora più di gusto, stessi denti e stessa bocca di poco prima.

  • Perchè ridi?

  • Sei comico, con quella faccia triste...

  • A volte ti sembra di chiedere … troppo... a te stesso...

Mi alzo, mi sento spiazzato e inutile, davanti a un angelo superfluo. Il vento soffia scoglionato e taglia le espressioni in due giuste metà.

  • Vuoi fare un giro un con me? - mi chiede, ammiccante.

  • Il tuo tempo costa troppo...

Mi fa un sorriso caldo, forse il primo che incontro, nella giornata. Mi sembra di essere dentro un film di Ridolini. Non me ne fotte un cazzo di questo angelo, ma il suo sorriso persiste sul suo volto e su di me. Ha degli occhi a colori, non saprei quali. Socchiudo gli occhi, la neve scende più fitta. Lei mi si avvicina, sculettando.

  • Bastavano trenta euri baby – sussurra, toccandomi le palle.

Non arrosisco per niente, la lascio fare. Tiro fuori una siga, la lecco, gliela porgo.

  • Per te era gratis – le dico – succhiati questa, hai perso un'occasione.

Lei scoppia di nuovo a ridere. Afferra la sigaretta, lascivamente la saliva e se la infila tra le labbra umide ma crepate. Mi tocca di nuovo le palle.

  • La prossima volta, baby, la prossima volta...

Accende, sbuffa fuori il fumo, che gela in un attimo. Strizza un occhio colorato, si gira rapida e sparisce dietro un angolo. La sua immagine che diluisce mi scorre sulla retina degli occhi. Sembrava uno spot pubblicitario.

Mi riavvio lento e impietrito dal vento dell'est. Sotto i Tre Archi, verso Piazza Dogana. Accendo la 36esima sigaretta. Sbatto forte il fumo in faccia al buio. Che cazzo di freddo.

E che notte puttana.

Crepa.


domenica 1 gennaio 2012

Kosakazzo


Kosakazzo ci pensi adesso? Kosakazzo hai rimandato all’ultimo momento? Kosakazzo credi di poter fare ora? Kosakazzo pensi di mollare? kosakazzo vuoi, scappare? kosakazzo dici no invece di dire sì? kosakazzo vuoi ridere? kosakazzo hai voluto? kosakazzo hai aspettato? kosakazzo dici è acqua passata? kosakazzo dici che non è mai esistita? kosakazzo dici che forse era meglio fare finta di non averla mai vissuta? kosakazzo potresti mai fare? kosakazzo vuoi fuggire nudo? kosakazzo vuoi chiedere scusa? kosakazzo vuoi prenderla da parte e raccontarle cosa? kosakazzo pensi a quella notte? kosakazzo potrebbe mai risponderti lei adesso? kosakazzo potrebbe mai? kosakazzo vuoi fare prima che lei arrivi? kosakazzo vuoi dire prima che arrivi il momento fatidico? kosakazzo hai nella testa di così confuso? kosakazzo hai dentro che possa mettere tutto a tacere? kosakazzo aspetti che il cervello torni in standby? kosakazzo aspetti che tutto venga rimosso? kosakazzo aspetti che salga la paura di non farcela? kosakazzo avevi prima di tutto questo? kosakazzo dici che lo sai, ne sei certo? kosakazzo vuoi da quella notte che resterà scolpita nella tua mente? kosakazzo fai nel punto più nascosto della tua anima? kosakazzo potrai mai fare per non ricordare? kosakazzo vuoi che tanto ricorderai lo stesso?

kosakazzo ti giri, hai un nodo in gola, non lo sai, no che non lo sai, non sai perché non l’hai fatto prima, non sai se lo farai adesso, sai soltanto che il ricordo di quella notte adesso è qui, davanti ai tuoi occhi, nudo e emaciato, è stato inutile cacciarlo via per tutto questo tempo, in fondo forse lo sapevi che sarebbe tornato, bastardo d'un ricordo...

Eccola.

Lei ti si avvicina. lei ti abbraccia. lei è è qui con te. lei è sorridente, felice. E tu? Non lo sai, non lo sai.

Eccola. Eccola è qui, dentro il suo sguardo vaporoso.

Lei.

kosakazzo?


sabato 22 ottobre 2011

Nott 4U


Certi momenti non sono opinioni: sono i limiti temporali del feeling, che comincia o finisce.
Certe situazioni, che siano vere o false, sono pensate e quasi mai fatte.
L'inizio di un feeling è il momento preciso in cui sento la necessità di fissarti negli occhi.
Strano o folle, un feeling va tenuto comunque in seria considerazione.
Cominciare a crederci non vuole dire pensare di distruggere ciò che c'è nell'Intorno, e neanche quel che c'è stato o ci sarà.
Il feeling è fatto di sogni, noie camuffate e solitudini con facce da ventenni.
Se tutto questo può sembrare troppo vero, allora nelle notti fresche d'estate non respirare l'aria della notte.
Scriverei la mia vita se potessi, solo per fartela leggere e commentarla.
Non si piange sulle storie fantasma, ma neanche si può tanto ridere.
Non ti ho mai cercata così tanto, così come questa notte non è mai stata così sveglia.
Per tutte le volte che mi hai fatto sentire vivo ho deciso di non scavare nel mio buio.
Per tutte le volte che mi hai fatto sentire un giovane ribelle ho pensato di riscrivermi.
Per tutte le volte che i tuoi occhi erano dentro i miei ho deciso di non limitarmi l'anima.
Non ho niente da cancellare, se non briciole di notti passate.
Tutto questo io lo sento perché ci sei, e te lo scriverei con lo spray in rosso su un muro.
Sentirsi sfiorare e poi sparire non rientra nella definizione di “nascosto” ma di “vigliacco”.
Sei un sogno di cristallo o un sole che sorge piano, che restano però liriche inutili e banali se non le leggi insieme a me.
Adesso è tardi, devo andare: c'è sempre un momento in cui, nel feeling, uno dei due dirà che è tardi e deve andare.

venerdì 21 ottobre 2011

I Duri Non Ballano


Mi piacciono quelle che 
mi scuotono e che si sanno muovere,
quelle che hanno l'aria da streghe e mi fanno sembrare buono, 
quelle che non sanno chi è B.B.King, ma tanto non piace neanche a me,
quelle che all'alba mi fanno sentire l'unico gallo del pollaio,
quelle col fare hard rock e l'occhio un po' swing,
quelle che scavalcherebbero i muri,
quelle che puzzano di fumo e non di sballo,
quelle che non mi chiedono dove sono né cosa faccio,
quelle che stronze che fanno sesso acido,
quelle che mi fanno sentire un Dio in vacanza, 
quelle che non sanno cantare ma ci provano e non gli riesce,
quelle che le sembra di avermi già incontrato prima,
quelle con un filo di trucco agli occhi luminose come un flash,
quelle da sudare, sudate e sedate...

Mi piacciono quelle che non sanno ballare ma ballano.

domenica 9 ottobre 2011

Tipi di Topi


Sbracati sugli scalini della Cattedrale, in pieno agosto. Le occhiaie sono nascoste dietro occhiali a specchio riflettenti. C'è un cielo terso che ci fa sentire secondi: niente nubi, niente pioggia all'orizzonte. E' agosto.
Ce ne stiamo seduti a gambe incrociate, come indiani a fumare il calumet della pace. Gli sguardi storti, rannicchiati, un caldo bifido che ci mastica lentamente. Smorfie disgustate, i pensieri poco profondi.
Siamo come topi, neanche tanto figli di zoccola, per niente esagitati ma soffocati dall'afa. Un branco di ratti senza un vero leader. Non ci sono ipotesi lavorative al momento: siamo a sud, la disoccupazione è quasi un vanto. Non siamo nè afflitti nè sconsolati, abbiamo solo un  leggero ritardo sulla vita. Le teste calate, i capelli sistemati da gel di sottomarca.
Disoccupati per scelta, quasi. Che cazzo di lavoro vuoi trovare qua, tanto vale fottersene. Ci lasciamo azzannare dal caldo e annulliamo le pretese.
Niente nubi, né all'orizzonte né dentro la testa. E' agosto, fa caldo nella fogna.

domenica 2 ottobre 2011

Luna di


Una nuova notte, lunedì. Proprio nuova non direi. Non sono sazio, mi muovo vagabondo più che altro dentro di me. La luna non mi esalta, non dà spunti poetici: resta una palla bianca dentro un cielo nero. Modulo il volume dell'autoradio, cerco sound che mi appaghi, trovo solo spot di profumi e alcolici. Ci vorrebbe qualcuno che mi stringa a sè, non dico proprio un vero abbraccio, giusto un avvicinarsi di corpi.
Sono dentro un sogno psichedelico a porte chiuse, nessuno entra nessuno esce. Il buio è peloso, m’invento una strada tutta mia da percorrere. Sono assonnato ma anche assennato, non ho nulla a pretendere da questo lunedì. Non c'è niente da piangere e niente da ridere, solo un ripetersi di emozioni che non sono emozioni. Non serve insistere e non basta chiedere, cercare per non trovare, ecco, sembra proprio sia così. Freddo stanotte ma la sensazione è afa da bar solitario.  
Sono sudato, suda anche un riff di chitarra distorta che passa alla radio. Un assolo di anime in sol bemolle, un accordo lascivo che scorre sulla pelle. In questa notte non c'è da spingere, non c'è fretta e ci sono molti spazi vuoti. Un sottofondo tipo ninna nanna ci starebbe bene, qualcuno che mi culli. 
Sono tornato al punto di partenza, non ho altri giri da fare né voglia per articolarli. La luna è rimasta intatta dov'era, un po' come me...

domenica 18 settembre 2011

Suono Crunch


Mezza nota che suona stonata. Suona storta, sembra morta. Lo sguardo assente su questa mia città. Notte che incomincia, devo dargli un senso, spazzarla via dai pensieri e abituarmi a dormire. Notte che presto finirà. Girovagare a vuoto tra le vie strette del mio Io.
Un'energia maligna che presto si esaurirà. Un brivido osceno che manda in scompenso la quotidianità. Basterebbe starsene al fresco, a sorseggiare un drink analcolico in un bar.
E' come se avessi bisogno di nuovi occhi per guardare, di una nuova voce per parlare.
Mezza nota che suona calante, mi sbatte forte come un panno impolverato. Le forme acute delle mie fobie, odori fuori controllo. C'è poco da capire e troppo poco da scoprire ancora.
Mezza nota distorta che suona satura dentro di me. Le illusioni non le voglio ma me le ritrovo sempre qua. Ho un'anima stupida, pretende di suonare sempre in La.
E' come se avessi capito qualcosa di nuovo.
Non sono finto, ma neanche vero.
Nè pulito nè distorto: un suono crunch.

martedì 30 agosto 2011

Tutti Giù Per Terra

Sono un fantasma e mi sono ucciso da solo alla venerabile età di 47 anni: 47 morto che parla, lo dico io prima che me lo dicano gli altri. Vengo giù sulla Terra di notte, a pigliare una boccata d'aria, che Laggiù è pieno di anime scottate e prive di creme abbronzanti. Mi godo un attimo d'inverno, basta fuoco e fiamme e gente dannata. In vita non facevo un lavoro edificante, ora mi occupo della manutenzione degli estintori. Ce ne sono un'infinità. 
Gli estintori vengono usati da quelli della Security per spegnere le infatuazioni sul nascere, per evitare cuori strappati. Qualora ci si strappasse ci sono gli Addetti al Taglia & Cuci. Quelli che tentano di scappare senza lasciare tracce, vengono ripescati dagli Addetti al Ripescaggio, certi cornuti con divise colorate a cazzo.
Si rischia tutti i giorni di restare intossicati: ma dal sudore, non dal fumo. Certe voci bastarde urlano senza voce dagli altoparlanti, ripetono sempre le stesse frasi no sense.
Tempo scaduto, il dovere mi chiama: torno ad arrostirmi.

domenica 21 agosto 2011

Cioè


Cioè c’ è, qualcosa c’è ma non è, cioè ci pensi, cioè più ci pensi e più ci credi, e non è una di quelle cose che è nell’aria che respiri, cioè ti sembra tutto un po', cioè ti fai un film nella testa, ti parli dentro da solo, cioè ti sembra che quetsi giorni non stanno qui, adesso, cioè sembrano lontani, di un altro mondo, come gli occhi suoi, cioè che a quegli occhi ci pensi e li maledici, e te lo chiedi, sì te lo chiedi dove saranno adesso...

Di questi attimi prendi tutto, cioè pensi che se tutto finisce poi non tornerà, cioè prendi tutto anche se ti sembra sempre poco, o niente, prendi tutto ciò che puoi, cioè lo sai che poi finisce e nn ne parlerai più...

Cioè c’è, cioè c'è qualcosa ma non è, cioè c’è qualcosa e ci pensi, e anche se dureraà solo un'altra ora, tu ci pensi lo stesso, cioè cerchi di esserci, magari con un pensiero solo, cioè un pensiero sui suoi occhi, che non ti cambia la pelle, cioè però ti stanca, a pensare che domani è già domani e chissà se ci sarà...

Cioè prendi tutto ciò che puoi di questo giorno, tutto quello che non ha un ritorno, cioè resta quella sensazione sulla pelle di quel maledetto domani che ti sfuggirà...

Cioè c'è qualcosa che...



giovedì 18 agosto 2011

Suspended Love

C'era questa slow ballad scritta nell'inverno dell'84. era psichedelica paranoica surreale. in origine si chiamava Depression. la provammo due tre volte con la band. poi i boys la vollero eliminare, era troppo da suicidio preannunciato. era uno stillicio lento su un arpeggio sistematico di due note, il Sol e il Fa. entrambi Sospesi. Solsus e Fasus, suspended. sono accordi dove non si suona la "terza", che è la nota che da i connotati all'accordo. io li avevo eliminati per togliere piacevolezza all'armonia. era una song senza schema, aveva solo due strofe, senza inciso. solo in chiusura entravamo con un Laminore, non sospeso, che era il Bridge, cioè un parte-ponte di spostamento. era l'84, e la song parlava di sensazioni che giravano e speranze tagliate. di emozioni lugnhe ovali vaghe e prive di significato. di me che inseguivo amori senza dominarli, che correvo a caso provando a sporcarmi. di come si esce e si entra nelle paranoie sentimentali. di come ci si scomoda a fare il proprio porco comodo. di come ci sente a stare soli e zitti. di come si finisce sempre in un buco atipico che ci ostiniamo a definire amore. ero un ragazzino di 18 anni con le paranoie di adesso.

Dopamina


La Dopamina entra in circolo accendendo una mini light.
Schizza a velocità, con gusto cioccolato e nocciola.
Ho poche probabilità per rasserenarmi al buio: giusto 3.
Mi provoca l'illusione di avere quattro occhi.
Il soffitto diventa cielo con cinque lati.
Divento aggressivo dentro giorni da fase mestruale.
Prendo a danzare nudo nella stanza, in sette ottavi.
Mi impunto fuoricasa, devo fuggire o impazzisco.
Ho nove domande possibili nella testa, ma senza risposte.
Inseguire percorsi dentro me, alle dieci di sera.
Scrivere frasi illeggibili e notare ombre diafane.
Quasi quasi esco sotto la pioggia, in mountain bike.
Sto qui nei miei sospiri inutili, quando fuori si vive
Le emozioni intense e dense, non son fatte per me, son fatte e basta...
Ci penso dopa... 

lunedì 15 agosto 2011

Niente Scritte Sui Muri


Mio amico dice che mio stile fa cagare, è troppo forzato, pieno di metafore e giochi di parole. ha ragione.

Mio amico non sa quanto è difficile descrivere l'inseguimento che fai alle persone, soprattutto donne.

Mio amico non sa quanto è difficile far capire quanto ci sente usati e poi gettati via.

Mio amico non sa quanto è difficile descrivere la povertà dei sentimenti che spesso riscontri attorno a te, non sa che dire "nudi come un chiodo e carne cruda" sarà pure forzata come metafora, ma rende bene l'idea, a chi vuol farsela rendere.

Mio amico non sa come è difficile descrivere certi pensieri che sembrano attivi e invece subito dopo diventano passivi, che mi vien facile dire che muoio nei pensieri solo ieri.

Mio amico non sa come è difficile parlare del tempo che scorre, senza dire che solo ogni tanto e un po’ alla volta.

Mio amico non sa come è difficile interpretare i segnali della quotidianità, senza spendere due parole spray.

Mio amico non sa come è difficile comunicare ciò che si prova, a prescindere da chi si ha di fronte, che a una donna vien più facile dire "Freneticamente tuo tra virgolette" piuttosto che stare a spiegare.


Mio amico non sa come è difficileparlare di equilibri tra serietà e facezie, e allora sì che ti viene di scherzare solo quando sei serio.

Mio amico non sa come è difficile trattare le persone con riguardo senza dire che li devi trattare coi guanti bianchi.

Mio amico non sa quanto è difficile parlare delle occasioni che la vita ci riserva, senza sprecarsi a dire che tutti vorremmo una vita con ghiaccio, on the rocks.

Mio amico non sa quanto è complicato parlare della rassegnazione senza indicare che l'anima si è sfilacciata.

Mio amico non sa come è difficile parlare dello stato di torpore in cui spesso ci sente e dello stato euforico in vorresti essere, che io avrei detto che sono in pigiama ma vorrei essere in un’orgia party.

Ma mio amico dice che uso troppe metafore, troppi giochi di parole, troppo calembour.

Ma io al mio amico gli voglio comunque bene, e questa metafora che segue gliela scrivo solo per lui, che se la capisce, magari gli vorrò bene di più.

Niente scritte sui muri, amico mio, niente scritte sui muri.

sabato 13 agosto 2011

Una Mia Opinabile Opinione

Io dico che lei, forse, e dico forse, non c’è mai, e comunque è una mia opinabile opinione.
Tu ti fai delle figure concentriche e le giri come birilli dentro il tuo vuoto, ecco cosa ti fai, anzi tu ti fai e basta.
Ma se mi sento sbandato!, non lo vedi che sbando?, sono bendato ma non dalla fortuna cieca, sono bendato dal nulla.
Tu pensi che lei sia il tuo paradiso prossimo annunciato, e ci credi, quando in realtà è un film sbiadito che giro al ralenty nella tua capa.
Io dico che lei, forse, e dico forse, non c’è mai, e comunque è una mia opinabile opinione.
Tu stai vivendo un Lost Summer Sky, capisci?, sei a 40° tra cumuli di immondizia che bruciano, e tu pensi di?
Io penso che tanto di guadagnato 'sto calore, sai quel calore che oggi ti scalda e domani ti ghiaccia.
Lei ti ha già tradito, ti tradisce ogni volta che ti lascia intravedere il paradiso, e invece sarà un brutto inferno vedrai.
Io dico che lei, forse, e dico forse, non c’è mai, e comunque è una mia opinabile opinione.
Tu pensi che Lei sia l'Infinito, e io ti dico che non è meglio/peggio di un whisky liscio o con ghiaccio.
Allora perchè mi sento schiacciato e indifeso? perchè questo giorno mi sembra malato?
Perchè tu cerchi il Cielo in lei, e invece non sarai altro che un corvo nero che insegue una farfalla dalle ali bucate.

Io dico che lei, forse, e dico forse, non c’è mai, e comunque è una mia opinabile opinione.
Perchè questo sogno ti sembra tangibile ma finiraà che ti imploderai
Eppure non sto imbevuto di noia, leggo la notte fantastica e indefinita
Perchè è lei che ti segna la notte, ma ne resterà solo una nota stonata e sgualcita.
Io dico che lei...
Ok tu dici che lei, ma lei dice che tu?

martedì 2 agosto 2011

Farsi Una Sega

Il bisogno di scrivere e/o parlare è una sega.

Il bisogno di tacere è una sega.

Voler star bene, voler sognare, voler vivere momenti magici è una sega.

Quando lei va via e rimane il profumo addosso è una sega.

Sentirsi in paradiso è una sega.

Voler vivere le nuove sensazioni è una sega.

Essere un guagliottello sbarbatello capafresca è una sega.

Essere incapace e immaturo è una sega.

Sciogliere la tensione è una sega.

Cercare sussulti, movimenti strambi e scombinati è una sega.

Stare sfraganato è una sega.

Sentirsi positivo è una sega.

Cercare il contatto umano è importante quanto una sega.

Prendere e dare a qualcuno è una sega.

Guardarsi allo specchio è una sega.

Parlare e comunicare è importante quanto una sega.

Oggi il mio psicoanalista mi ha consigliato di farmi una sega.

Vado.

Tetrasentimental

Solite ore notturne, solito lasciarsi andare, solito dona loro o Signore l'eterno riposo.

Allo scopo di non generare inutili equivoci dico subito che questo è un momento tetrosentimentale.

Sono cinque attimi, che scandiscono uno il vuoto, due l'enormità, tre la nudità, quattro l'impalpabilità, cinque a discrezione di chi ascolta.

Il vuoto lo lascia la donnabambina che sto cercando e che invece va via.

Non immaginavo fosse così difficile trovarla, non avrei mai pensato che mi sarei perso dentro questo labirinto.

Il totale è l'anima e il corpo che si prendono e si dannano periodicamente.

La droga non funziona di giorno, che di notte sale l'assuefazione.

Il trip, il viaggio, la nuova dimensione, il colore rosso.

Ecco,è così, è proprio lei che ruba gli attimi e io non sono capace di riprenderli.

Se piango lei ride e allora viaggio dentro il trip, con un senso opprimente che rachia la gola di sigaretta.

Il terrore ha un sapore di frutta acerba, di passato di verdura.

Il mio incubo è che un giorno lei possa davvero arrivare, davvero durare, davvero credermi.

Comunque, quale sarebbe un'altra scelta?

Ci credo al punto che il bianco mi sembra nero e viceversa, anche di giorno.

Non ci metterei la firma.


domenica 31 luglio 2011

Posso Permettermi di Morire

Paranoia voglio, paranoia cerco, paranoia trovo, paranoia docet.

Qui da solo mi parlo, mi dico cosa ne penso, mi giudico, mi critico.

Mi chiedo quando finirà, ma poi spero che non finisca.

Vivo questo momento, e quest'altro e quest'altro...

Non sono magico, che per esserlo davvero c'è bisogno di una donna.

Cerco di capire quando finirà, ma poi spero di non capirlo mai.

Le domande non hanno un vero senso, le risposte sono al passato.

Sono perso per questa donna, che mi fa sentire bambino, un poeta mancato ma soprattutto molto ma molto rincoglionito.

Non voglio immergermi, che respiro male e fuori tempo.

I miei attimi di panico, a volte, hanno il panico.

Finché posso e finché dura.

Se va male mi sta anche bene.

Posso permettermi di morire ancora.

domenica 24 luglio 2011

Non Capirò

Non è certo stasera che capirò il senso della vita. 
Non capirò il sesso nella mia vita.
Non capirò neanche come mai adesso non sono su una palco a suonare dell'hard rock.
Non capirò certe filosofie del cazzo.
Non capirò come fare a minimizzare.
Non capirò come non essere un bimbo piccolo.
Non capirò come si fa a titubare.
Non capirò come distinguere un demente di 40 anni da un ragazzino di pari età.
Non capirò chi la fa la telecronaca di questa vita velenosa.
Non capirò la differenza tra i Fantastici 4 e i Fabolous 4.
Non capirò la coglionaggine del Mondo, quello con la emme maiuscola.
Non capirò le ragioni di un rifiuto tossico umano.
Non capirò perché se sono in down riesco a non volare via.
Non capirò questa paranoia legata al guardrail in estate.
Non capirò i miei dubbi fino alla mezza.
Non capirò perché non ho una claque credibile.
Non capirò i fruscii del mio vecchio Warwick.
Tutto quello capirò mi sembrerà incomprensibile.